Ed Templeton "Cemetery of Reason", his first exhibition in Sardinia, Italy.
More than fifteen years of his works exposed by paintings, photos, drawings, sculptures, videos and more...
Here you can read the italian press release:
"L’esposizione
“Cemetery of Reason”, che aprirà il 29 luglio e chiuderà il 3 ottobre, ha al
centro l’opera dell’artista americano Ed Templeton.
È uno tsunami di immagini quello destinato a invadere il museo: una folla
di centinaia e centinaia di immagini e figure di Ed Templeton, l’Andy Warhol o
forse meglio il Basquiat dell’America di oggi. Nel «Cimitero della Ragione»,
questo il titolo della mostra, foto, disegni, acrilici, sculture, video, clips,
interventi sonori raccontano le storie, le emozioni e le frequentazioni degli
ultimi quindici anni del vitale e dinamico Templeton. Quindici anni in cui
l’artista, oggi trentottenne, è stato interprete direttamente coinvolto, e non
solo spettatore, dell’America delle periferie, violenta e insieme tenera,
luoghi non luogo, senza misure o mezze misure. Sono spaccati su adolescenti in
cerca di identità, band che vivono la noia ruotando su una pista da skateboard,
il sangue delle loro cadute, le tribù della notte, le droghe e gli incontri
intimi bruciati nelle piccole stanze di hotel. L’artista entra in profondità,
vive i mondi, non si limita a registrarli con lo sguardo di un entomologo. La
leggerezza è semmai nell’espressione, quasi riproposizioni di fanzines
illustrate o meglio di adolescenziali e caotici diari di vita.
Ed Templeton nasce come skateboarder, sport che continua a praticare. Ed è
proprio la pratica sportiva che gli consente di avvicinare alla pari i più
giovani, registrandone crisi e ricerche, sogni, desideri, paure. Quello che
travasa nelle sue immagini è un universo che ben conosce per averlo vissuto
sulla propria pelle. Racconta di ricerche di sesso e di sessi, di angosce,
aggressività, gioie e problemi in esistenze di passaggio. Senza giudicare,
offrendo semmai opportunità e chiavi di comprensione a chi abbia voglia di
capire senza preventivamente escludere. Per lui si è richiamata l’etichetta
della “street art”, un’arte di strada, fatta di un insieme disordinato e
straordinariamente vivo e attuale di linguaggi. Templeton esprime una continua
contaminazione di foto e immagini dipinte, di interventi grafici e di
scrittura: murales, tags, graffiti, pubblicità, ma anche musica, in un
affastellamento di codici visivi e comportamentali.
La mostra racconta la storia di un skateur professionista, di un fotografo, di
un designer, di un pittore, di un ragazzo di strada uscito dal tunnel, di un
rigoroso vegano, di un pubblicitario di successo, di un creatore di moda (negli
States, le sue scarpe sono simbolo di libertà creativa). Una storia che, se
anche conduce alle sue vicende, supera però la dimensione autobiografica per
mettere a nudo, con coraggio, i fenomeni sociali.
Difficile classificare l’opera di Ed Templeton (1972), cresciuto in una
periferia di Los Angeles, adolescente diviso tra skateboarding e punk, entrambe
vie di fuga e strumento di salvezza. Lo sport gli dà il successo e a 21 anni
fonda la “Toy Machine Bloodsucking Skateboard Company”, società leader di un
territorio di confine, di una cultura urbana fuori norma. La passione per la
pittura esplode alla scoperta di Schiele, Balthus e David Hockey. E di pari
passo, la passione per la fotografia. All’inizio è una fotocamera analogica,
che gli permette di creare personalmente le immagini. Così come continua ad
essere allo stesso tempo sportivo e artista, mito e eterno ragazzo di strada,
Templeton non vuole scegliere, non vuole limitarsi ad sola disciplina nelle sue
espressioni artistiche. Fotografia, pittura, scultura ai suoi occhi sono eguali
e complementari. Sulle sue opere egli usa annotare impressioni, aneddoti, stati
d’animo, ad unire anche la scrittura ed il racconto. Le immagini in mostra
dipanano, tutte insieme, vicende personali e storie complesse di gruppi, un
«Cimitero della Ragione» vissuto e raccontato con crudezza ma senza insistenza.
La mostra è un progetto in collaborazione con il museo belga Smak di Ghent, a
cura di Thomas Caron".